I compagni del fuoco è il romanzo di Ernesto Aloia in uscita per Rizzoli tra poco (inizio aprile). Cerchiamo di parlare un po’ del libro, appena esce, anche sul blog del Maltese, ok?
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Mentre la redazione si occupa del pretenziosissimo Almanacco, potete leggere su QuasiRete Io, Kofi e il generale di Ugo Splendore, Una macchia sul cuore di Riccardo De Gennaro e Il miracolo di Lorenzo Mercatanti (per trovare facilmente tutte le puntate dei racconti, cliccate su “letteratura” nella lista degli argomenti di QuasiRete). Se non siete ancora paghi, c’è anche Autoritratto due, un altro racconto di De Gennaro apparso sul blog La poesia e lo spirito (grazie a Marino Magliani per la segnalazione).
Andrea Tullio Canobbio
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Uno dei motori che spinsero noi del Maltese a pensare e realizzare il numero 20 “Su e giù per gli Anni Ottanta” (si era nel 1996-7, esattamente dieci anni fa) era la consapevolezza, allora ancora sfumata, di essere entrati in un’era in cui le espressioni artistiche abbandonavano infine la ricerca (romantica) dell’originalità e si concentravano sul rifacimento (sempre più raffinato e carico di rimandi) dei classici.
Con gli Anni Ottanta finiva la spinta propulsiva degli anni ‘60 o forse addirittura quella degli anni ‘10 e ‘20 del ventesimo secolo che dal modernismo era arrivata fino all’altro ieri. La scena artistica passava di mano: prima al centro del palco ci stavano sempre e comunque gli inventori. Poi, in un niente, al centro del palco abbiamo trovato i fan degli inventori. La minestra si stava riscaldando. Le “tribute band” negli anni ottanta le avrebbero prese a sassate, adesso fanno la fortuna dei gestori di music pub e perfino di discoteche e per la gente semplice che siamo diventati, andare a un concerto di una tribute band dei Queen è come andare a vedere davvero i Queen. I nostri amici Yo Yo Mundi, un longevo gruppo rock di Acqui Terme, hanno una tribute band in Sardegna. Con tutto il rispetto…
Bene, cosa c’entra tutto questo con il post-punk? Beh, c’entra e c’entra anche col Maltese, con la gente che ha fatto il Maltese in questi quasi vent’anni. Lo spirito post-punk, uno spirito di innovazione, di scardinamento, di serio impegno quotidiano al di fuori dei luoghi deputati all’apprendimento, questa mescolanza di rigore e di sguaiatezza che da sempre caratterizza i nostri racconti e le nostre pubblicazioni.
Simon Reynolds, nel bel libro “Post-punk 1978-1984″ (Isbn Edizioni, 720 pagine, 35 euro), offre una lunga galleria di scene musicali e non in cui la parola d’ordine era: rottura. C’è di tutto: dai post-hippy di San Francisco ai quasi neonazisti di Sheffield, tutti uniti da un’estetica “dura e asciutta”. Gli ultimi inventori prima dell’avvento dei fan.
Da leggere.
Marco Drago
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