Julian Cope

Consiglio di lettura veloce per chi ama il rock degli anni ‘80: l’autobiografia di Julian Cope, leader di una band famosissima in UK e poco conosciuta in Italia, i Teardrop Explodes, fino al 1982 e poi solista di scarso successo in UK e molto considerato in Italia. E’ uscita la traduzione della sua autobiografia per Fazi. E’ un librone spesso diviso in due, con due copertine e due sensi di lettura. Ci sono anche delle foto a colori. Non costa tantissimo, circa 14,50 ma non ricordo, ed è una pacchia. Scritto bene, fa ridere, fa pensare, fa capire lo showbiz degli anni ‘80. E poi per chi ama la musica, è un delirio di citazioni, infatti Cope è un fissato tipo Maulasio (cfr. Zolle, romanzo mio uscito quest’anno) e inoltre colleziona giocattoli e modellini di macchinine anni 50 e 60.
Insomma, visto che ho sentito dire che questo libro non vende un tubo, ho pensato di invogliarvi a comprarlo. Si intitola Head On/Repossessed. Autore Julian Cope. Editore Fazi (Lain).
Marco Drago
Riprendo il tema per approfondirlo.
Le biografie o le autobiografie sono spesso le migliori letture che mi capita di intraprendere. Nel caso di un musicista “minore” come Julian Cope, capisco che le possibilità che una biografia del genere interessi altri esseri umani così come ha interessato me, sono drammaticamente poche.
Però mi sento di dire che anche un lettore completamente ignaro della musica di Cope potrebbe trovare motivi di interesse in un libro del genere.
Chiaro che bisogna conoscere almeno per nome gente come Ian McCulloch degli Echo And The Bunnymen o Pete Wylie dei Wah! o Roky Erikson dei 13th Floor Elevators o i Can e i Neu o i Joy Division eccetera. Head on/Repossessed è un libro post-punk, in piena tradizione maltesiana e il suono sprigionato dai fantastici Teardrop Explodes di Julian Cope (una delle band di Liverpool più osannate dai tempi dei Beatles) è un esempio perfetto di “smalto che copre il marciume”. Provare ad ascoltare gli hit del gruppo (che in fin dei conti, 25 anni dopo, assomigliano ai Duran Duran o a tante altre band egli 80’s) e leggere quello che combinavano in preda alle droghe durante la loro vita quotidiana crea uno straniamento dolcissimo. Ragazzi di 20-24 anni che si inventano rockstar dopo un’adolescenza provinciale ma frizzante (era la fine degli anni ‘70 e non c’è niente da fare, quel periodo rimane imbattuto come energia creativa).
Dai qualcuno che l’ha letto ci sarà, no? Ponchione, tu che ami Julian… batti un colpo!
Toc!
Mi riprometto di prenderlo. L’ho visto e sfogliato, ma le dimensioni del tomo e la momentanea distanza dalle note juliane per ora me ne hanno tenuto lontano. In realtà temo solo che l’ex Goccia Esplosa a metà libro inizi a straparlare di druidi, dolmen e ley lines. Già mi sono sorbito Wolfgang Flùr che nella bio sui Kraftwerk la menava per pagg e pagg con gli Yamo, il suo gruppo di cui poco o nulla c frega, e quindi… A proposito, l’hai poi letta?
Ciao Ponkyo, no, guarda, il Julian Cope druido non c’entra niente. E’ puro e semplice rock psichedelico degli anni ‘80!
Da www.rocklab.it.
Recensione del primo disco dei Teardop Explodes
The Teardrop Explodes
Kilimanjaro
Autore: Fabio Rezzola
Fra gli astri più splendenti del panorama britannico a cavallo della fine degli anni ’70, i Teardop Explodes nella loro pur breve carriera hanno saputo imprimere un impronta indelebile nell’ambito della scena post-punk. Più che un gruppo vero e proprio, l’entità Teardrop Explodes altro non era che il primo, vero e proprio mezzo di espressione artistica di una delle figure più eccentriche e bizzarre della musica britannica, il gallese Julian Cope destinato a una sfolgorante quanto intensa carriera solista. La maggior parte delle band verso il 1978 stava dando vita a nuove scene originate dal progressivo esaurirsi dell’onda d’urto punk: nacquero così i due rami principali dell’era post punk, il movimento neo-romantico che avrebbe visto in gente come gli Ultravox (ben poco stimati dal signor Cope) o i Japan i suoi principali mentori, e il movimento dark grazie a gruppi di fondamentale importanza come i Joy Division di Ian Curtis, che divennero un riferimento fondamentale per Cope e soci. Julian Cope, Gary Dwyer, David Balfe e Alan Gill erano dei punk a tutti gli effetti, provenienti dall’incandescente scena di Liverpool, ma i riferimenti musicali di questi ragazzi erano assai vari: dagli Stooges dell’idolo Iggy Pop all’attitudine tanto amata dei Sex Pistols di Johnny Rotten, dalle deviazioni mentali del Syd Barrett solista ai deliri elettronici krautrock di Can e Faust, passando per le divagazioni psichedeliche di gruppi come i The Chocolate Watchband piuttosto che gli immensi 13th Floor Elevators, o ancora attraverso l’influenza di gruppi unici e assolutamente innovatori quali i Television di “Marquee Moon”. L’attitudine e la filosofia psichedelica, per l’appunto, si può dire che tutto è partito da qui se consideriamo il racconto di Julian Cope sulla coniazione del nome “Teardrop Explodes”: i quattro volevano un nome lungo e senza alcun senso apparente, che fosse un omaggio e un esplicito riferimento ai loro idoli psichedelici, e fu per questo che, in maniera puramente casuale, estrapolarono la frase “The Teardrop Explodes” da un vecchio numero del fumetto “Daredevil”. Un nome nato per caso, ammesso che le cose succedano davvero per caso, perché Julian ci racconta qualcosa di simile a proposito del nome del loro primo album: era un momento importante per la band, che dopo una serie di 45 giri di successo stava per pubblicare il suo primo LP, ma quelli che riuscivano a concepire erano solo nomi stupidi; ad un certo punto, Les degli amici/rivali Echo and the Bunnymen il titolo “Kilimanjaro”, e la mozione fu subito approvata, per la stranezza e il senso di esotismo del titolo. Il titolo iniziale, “Everybody wants to shag… The Teardrop Explodes”, fu in ogni caso riutilizzato per una raccolta postuma del 1990, Nel 1980, “Kilimanjaro” ottenne un successo strepitoso, arrivando ai piani alti delle chart britanniche, trainato da singoli di successo quali le elettrizzanti “Treason” e “Reward”, oltre che a brani al fulmicotone come “Sleeping gas”, il brano rilasciato dall’etichetta underground Zoo che portò i Teardrop all’attenzione del pubblico britannico, più che una canzone la perfetta combinazione di punk e synth-pop. Ma oltre alle varie influenze che hanno definito il sound di questa band, gran parte del merito del loro improvviso e inatteso successo è da attribuirsi alla carismatica figura di Julian Cope, molto più di un semplice cantante/bassista, un istrione, un sacerdote, anzi, un druido – tanto per accennare alle sue ultime pubblicazioni sulle civiltà megalitiche della preistoria europea – in grado di trasmettere tutta la sua folle e sregolata genialità agli undici brani che compongono il disco. A riprova di questo, basta ascoltare brani come “Ha ha I’m drowning”, una sorta bizzarra e ironica lovesong, piuttosto che la stucchevole cantilena “Brave boys keep their promises”. Non possiamo ad ogni modo esimerci dal ricordare brani come “Books”, ottimo esempio di synth-pop primordiale scritto a quattro mani da Julian assieme all’amato/odiato Ian McCulloch, o ancora la splendida “The Thief of Baghdad” con le sue atmosfere ammalianti ed esotiche pur nella loro semplicità. “Kilimanjaro” è nel complesso un album fondamentale per capire il passaggio di consegne fra due epoche, un momento importante e allo stesso tempo controverso, in cui punk, psichedelia e pop music viaggiano a braccetto come mai prima. Forse è stato anche per questo che i Teardrop Explodes erano destinati a vita breve: troppo grande è stato l’impatto di questo disco su un’intera scena, tanto che il pur valido successore, “Wilder”, che pure aveva ovviato ad alcuni eccessi di ruvidezza percepibili in “Kilimanjaro”, non fu ritenuto all’altezza da pubblico e critica, creando non pochi problemi ai quattro membri del gruppo. Una caduta improvvisa dall’altare alla polvere, almeno in fatto di copie vendute: un andamento che sarà pressoché costante nella carriera solista di Julian Cope. Già, il signor Cope: se a queste difficoltà con la propria label aggiungiamo i problemi che potevano comportare l’aver a che fare con una forte personalità come la sua, possiamo ben comprendere come lo split ufficiale del 15 novembre 1982 sia stata una tappa assolutamente necessaria, che avrebbe aperto delle luminose carriere per Cope e Balfe, che in veste di manager della propria label lanciò nientemeno che i Blur. Possiamo quindi ascoltare “Kilimanjaro” consapevoli di avere nello stereo un album fondamentale, non una semplice meteora nel panorama del rock. L’ottima riedizione della Mercury contiene come tracce bonus un vecchio EP uscito per il mercato giapponese, comprendente versioni interessanti di quattro brani già inclusi sul vecchio LP, e soprattutto due brani come “Strange house in the snow” e l’ammaliante “Kilimanjaro”, con cui i Teardrop erano soliti aprire i propri show. Una ristampa imperdibile, realizzata con estrema cura.
Ero entrata in libreria per comprare un altro libro Last night a dj saved my life (consigliato da un amico…ma e’ ancora sul comodino) poi ho visto la copertina del libro di Julian Cope e ho cominciato il mio viaggio attraverso i ricordi di quegli anni…i crucial three..e tutti i gruppi citati da julian nel libro e quando dico tutti e’ vero …perche’ mai più avrei riascoltato una canzone di vic godard e i suoi subway sect se non me li avesse ricordati lui ! .i concerti all’odissea 2001 di milano …..una rivista ….era rockerilla….
insomma…mi sono quasi commossa….grazie julian !
ieri 24 settembre, me lo sono ritrovato a tempio pausania, una piccola cittadina nel nord della sardegna.
Propio lui julian cope, era li per la presentazione sia della sua autobiografia, ma sopratutto per presentare il suo libro sulle pietre megalitiche, ha cominciato a parlare delle tombe dei giganti e via dicendo,
mi ha detto che e’ stato parecchie volte qui, che ci deve tornare di nuovo per le sue ricerche.
Ho cercato in tutti i modi di farlo parlare di musica, ma stava pensando ai suoi intrippi……
Voi avete mai visto un docente di preistoria sarda facendo lezione con un giubbotto di pelle con scritta mc5 ray ban agli occhi, cintura degna di sid vicious.
abbiamo passato una bella serata, ha lasciato tutti noi vecchi amanti della sua musica sbalorditi.
Questo e’ cope.