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Su Alice troviamo questa: in Italia si legge di più, anzi sempre di più. Pare che l’incremento in due anni sia stato del 7%, dal 38% di italiani che leggeva almeno un libro all’anno nel 2003 al 45% del 2005. Secondo Gian Arturo Ferrari, direttore generale divisione libro della Mondadori, qualcosa finalmente si muove nel mercato del libro. Io questa cosa di voler far leggere tutti a tutti i costi non l’ho mai capita. A parte che leggere non è un’attività meritoria in sé (leggere Culicchia, o La Stampa, è una perdita di tempo esattamente come seguire le previsioni meteo in tv), il punto è questo: perché cercare di spingere alla lettura chi non ne vuol sapere? Non vuoi leggere? Affari tuoi. A me Leopardi a te Jovanotti, a me Moby Dick e a te il Commissario Rex. A ciascuno il suo secondo le sue scelte. La seconda notizia è che Valeria Parrella non ha vinto il premio Strega, e dunque Marco Drago non griderà allo scandalo. Invece Marco Cassini e Daniele di Gennaro possono continuare a scrivere sulla newsletter di Minimum fax che “un’altro mondo è possibile”, perché il risultato di portare nella cinquina finale un libro di racconti di un ex piccolo editore senza un gruppo alle spalle è già una scalata dell’Everest senza bombole. Per la cronaca, ha vinto Maurizio Maggiani con Il viaggiatore notturno (Feltrinelli), secondo Edoardo Nesi (L’età dell’oro, Bompiani) e terzo, chissenefrega chi è arrivato terzo?

Infine, non possiamo ignorare la tragedia di ieri. L’avete vista la copertina dell’Economist? Neanche una foto, solo il logo Underground trasformato in Under Attack. Terribilmente sinistra. Difficilmente chi prende una metropolitana potrà dimenticarsela. Quanto a chi scrive, si associa volentieri al giudizio espresso sulla prima pagina del meno blasonato Daily Star:

Ah, e sempre a proposito dell’attentato di Londra, il premio per la dichiarazione più imbecille (finora) va al presidente del Parlamento Europeo Josep Borrell, che a proposito dell’opportunità di convocare una sessione speciale come si fece dopo gli attacchi di Madrid si esprime così: “Spero che non sia necessario e che il numero delle vittime non ci costringa a dare una risposta forte”. I pagliacci, come si vede, spesso fanno carriera.
E per adesso That’s all, folks. E buon fine settimana a tutti.
Ernesto Aloia
Ieri ho visto la serata conclusiva dello Strega in Tv. Molto divertente Marzullo, praticamente sbeffeggiato da tutti gli intervistati. Grande Nesi, una spanna sugli altri. Maggiani era un po’ un disco rotto: “Le storie, le storie, le storie”… va beh, io tenevo per Nesi perché è autore di una mezza dozzina di libri splendidi e da riscoprire. Invito anzi Varbella a postare magari il suo lungo articolo su Nesi, uscito anni fa sul Mucchio. Vark, se c 6 batti un colpo! (Anzi, se c 6 batti un 5).
Lo cerco nella marea dei Cd di archivio e lo posto.
Anch’io tifavo Nesi, ovviamente.
Ma alla fine ha vinto chi doveva vincere, as usual.
Non credo che leggere Culicchia sia una perdita di tempo, anzi. Avercene.
Di Culicchia dico:
fu bravino,
ma l’ultimo suo librino su Torino fa pietà,
eppur fu molto reclamizzato,
ahimé
Se davvero nella newsletter i due guru minimumfax si esprimono come nel virgolettato “un’altro mondo è possibile”, probabilmente fanno riferimento al fatto che, nell’altro mondo, è possibile usare apostrofi laddove in questo non lo è…
E poi non credo nemmeno che se l’Italia avesse più lettori (più libri pro-capite, più libri letti all’anno etc. etc) non sarebbe un posto migliore.
io, invece, sono pienamente d’accordo con Aloia: leggere, di per sé, non è per nulla un’attività meritoria. Né migliora, necessariamente, la qualità della vita. Anzi, in alcuni casi la peggiora sensibilmente.
Comunque l’uso dell’apostrofo a sproposito è mio. Asino.
Ernesto, caso mai un’asino.
;-)
Leggere ha un senso se usato in modo “strumentale”, tipo leggo per scrivere, per affinare le mie capacità, insomma cose da addetti ai lavori, altrimenti è un passatempo come la bocciofila, il calcetto, la filatelia, ed è assolutamente dannoso per la vista e, d’accordo con malesi, non migliora certo la propria qualità della vita, anzi, crea tensioni, insicurezze, consapevolezze delle quali si sarebbe fatto volentieri a meno…
Ciofi, non sono d’accordo. Leggere cose belle è bello, anzi molto bello. Leggere cose brutte fa schifo. Non mi piace quella pedagogia del leggere a tutti i costi, soprattutto quando riesce a mettere piede in televisione. Allora, nella convinzione che agli italiani in fondo i libri facciano schifo, tutti si mettono a presentare falsi libri, mezzi libri, libercoli: trattati di cucina, guide delle osterie delle Langhe, guide turistiche, gialli “al femminile”, basta che sia qualcosa con le pagine da sfogliare.
Ci terrei a non essere frainteso. Io non ho mai detto che leggere non è bello: ho detto che non necessariamente fa bene, anzi (e quel che è certo, non è un’attività in sé meritoria). Comunque, sulle controindicazioni alla lettura, il discorso sarebbe un po’ lungo: e poiché l’ho già fatto, chi è interessato può andare a leggerselo qui
http://licenziamentodelpoeta.splinder.com/1093597410#2794474
Quindi se si leggessero più libri pro capite, e l’indice di ascolto televisivo fosse più basso, l’Italia non sarebbe un posto migliore? Non sono d’accordo. Prendete un paese a caso dove si legge più che in Italia, e ditemi se non è per lo meno più civile.
Leggere cose belle può essere bello ma bisogna vedere se ha senso… lo stesso vale per quelle brutte… il mio discorso stava su un altro piano: e cioè, leggere, se non si è spinti da una necessità consapevole, può rivelarsi un mero hobby, e per giunta forse, più mentalmente pericoloso di altri…
R4, non capisco cosa intendi con “più civile”. Un paese in cui i processi durano meno? Un paese in cui vige un maggiore controllo antitrust? Un paese in cui la malavita organizzata è meno attiva e potente? Un paese che consente la fecondazione eterologa? Che cosa starebbe a significare, per te, “più civile”?
L’argomentazione di R4 ovviamente non si regge in piedi. E il suo significato di “più civile” ha una evidente connotazione politica che si poteva risparmiare…
Ciofi, la connotazione politica, se c’è, non è quella che suggerisci te. Forse negli U.S.A. non si legge più che in Italia?
C’è c’è, tranquillo… vedrai se vince Prodi questo paese come diventa “civile”, anzi, ritornerà ad essere perfino la culla, della civiltà…
Ciofi, le cose non sono così semplici. A me la vittoria di Prodi sembra auspicabile (non tanto in sé, quanto considerando che l’alternativa sono altri cinque anni di Berlusca e soci). Tuttavia, non per questo penso che l’Italia smetterà di essere un paese dove, per dirla con De Gregori, si confonde “la ricchezza con il rumore / ed il diritto con il favore” (versi che mi son sempre sembrati inquadrare assai bene quei “mali tipicamente italiani” che rendono il nostro paese un posto meno abitabile di quanto potrebbe essere, in potenza). Né credo che R4 sia così ingenuo da pensare alla vittoria di Prodi come a una panacea: quindi, laddove ha scritto “civile”, avrà avuto senz’altro qualcosa di più serio in mente. Spero.
Ciofi, prendi i difetti dell’italietta di oggi. Tutti, nessuno escluso, compreso il ricercare la rissa verbale a tutti i costi, o il ridurre una qualunque discussione a mera chiacchiera da bar sport. Elimina la maggior parte di questi difetti, e otterrai un paese civile. Che a governarlo ci sia la destra, la sinistra o il Papa poco m’importa.
R4, mi sembra veramente ingenuo credere che i difetti dell’Italia (molti dei quali sono squisitamente soggettivi all’enunciatore degli stessi, vale a dire che cambiano a seconda di chi è ad enumerarli) possano essere cancellati leggendo di più. La tua asserzione trabocca letteralmente di sociologismo spicciolo da bar (o da caffè letterario, se vuoi): uno dei peggiori difetti dell’italietta di oggi.
Ciofi, in italiano si chiama paranoia, ma da noi invece si dice “avere il culo sudicio”
Alt, alt, alt.
Questo non è il vecchio forum del Maltese.
Non ritorniamo a quel tipo di polemiche, grazie.
Per favore, non prendiamoci in giro. Traboccherò tutto quello che volete, ma nulla toglie che la gente più incivile che conosco non ha mai letto un libro in vita sua, e mai ne leggerà. E viceversa.
R4, eccoti servito, allora. Israele è, notoriamente, uno dei Paesi in cui si legge (e si stampa) di più al mondo, e in cui la quantità annua di libri letti pro-capite è più alta che altrove; un Paese che annovera, peraltro, tra i suoi cittadini alcune tra le maggiori star della letteratura mondiale. Il governo israeliano, democraticamente eletto da questa popolazione così colta e informata, ha organizzato rastrellamenti di civili e deportazioni di massa, edificato campi di concentramento, e parzialmente legalizzato la tortura. Suppongo di conseguenza che queste politiche rappresentino dunque, per te, modelli di “civiltà”.
Posso altresì segnalarti che nella Russia di Stalin si leggeva di più che nell’America di Truman, e che mai l’accesso al libro è stato economico come nei regimi comunisti (però c’erano i gulag); che nella Prussia di Federico il Grande, un fissato della cultura, si leggeva di più che nella Svizzera (ma si campava assai peggio); che presso i Greci del V secolo, la popolazione più “civile” dell’antichità secondo i tuoi parametri, l’infanticidio delle figlie femmine in eccesso era la norma, mentre presso popolazioni ben più primitive esso era considerato, già allora, un’indicibile crudeltà. Se vuoi, ho argomenti per continuare a lungo, eh.
A Carpina non rispondo. A Malesi dico che è giocoforza essere semplicistici in tali contesti, altrimenti ne scegliamo altri e scriviamo un saggio sull’argomento, sempre che ne siamo capaci. A R4 dico che parzialmente forse ha ragione lui, nel senso che ho teso troppo a strumentalizzare il suo intervento sotto l’aspetto politico. Mentre invece per quanto riguarda l’equazione più lettura = più civiltà, questa proprio non te la passa nemmeno Alberoni…
che bastardi ’sti israeliani, quando non hanno un libro da leggere devono per forza sfogarsi a torturare qualcuno o a costruire campi di concentramento.
L’Italia di oggi non è: Israele, la Russia di Stalin, l’America di Truman, la Prussia di Federico il Grande, o la Grecia del quinto secolo.
Giuseppe Culicchia è un grande.
Quando su Alice scrivono: “in Italia si legge di più!”, non gioiscono solo perché si vendono più libri.
Ernesto, l’immagine è indubbiamente eccessiva, però efficace
))))
Vark, perché no?
Siamo di nuovo nel vecchio forum, dai (i due Fabio, Ernesto, Marco, tu, io) con qualcuno di nuovo, per fortuna, altrimenti noi non riusciremmo più a fare polemica.
Dopotutto se si accende la miccia, perché spegnerla?
(non volutamente attuale come immagine stereotipata)
Siamo tutti qui (e tutti insieme vogliam vedere Maltobaldo show).
…
Ciofi e Carpina, sempre il dentino avvelenato fra voi due, eh?
:-D
Moi? ;P
se qualcuno prova a farmi il filo ma non è capace di leggere uno straccio di libro tendo a chiudere immediatamente la questione
mi dispiace, funziona così, non so se sono io ad essere spocchiosa, non so se le persone che leggono siano più buone o più belle o più civili, sicuramente però hanno più cose da dire
sono più interessanti, sanno mettere quattro parole insieme,
riescono di più nella meravigliosa arte del guardare le cose con un leggero distacco, con un filo di ironia (solo un filo)
Comunque, miei cari, quella cosa dei libri in Unione Sovietica tanto venduti è una palla:
la statistica si riferisce ai libri stampati ed è cosa diversissima; moltissimi libri si distribuivano gratuitamente a fiere, feste, congressi, inaugurazioni etcetera: la massima parte erano libri propagandistici che poi finivano nella stufa, in cantina o nello scaffale dello zio Petrov.
Così si alfabetizzava o si tentava in un paese di origini poverissime.
Di fatto, come sempre i libri acquistati, non erano molti ma essi costavano pochissimo perché la stampa era quasi totalmente a finanziamento statale.
Altra cosa, che invece destò stupore presso vari studiosi, è il sorgere del nazismo nella nazione germanica altamente alfabetizzata e popolata di moltissimi lettori che i libri se li comperavano cari e salati.
Però io mi compiaccio se in Italia si vendono più libri specie di narrativa, me ne compiaccio privatamente come scrittorucolo, sperando in vendite maggiori, come un qualsiasi vignaiolo che spera di vendere il proprio vino ben fatto.
Per di più, c’è proprio da ridirlo, è inconfutabile, i paesi ove si legge di più in Europa sono molto più civili, più democratici del nostro,
E fatevi un bel giro d’Europa e trovate un altro posto fuori dall’Itaia dove i film alle televisioni pubbliche e private siano interotti quanto in Italia.
Mario Bianco
ias, io leggo moltissimo…
Mario Bianco, scrivi: “miei cari, quella cosa dei libri in Unione Sovietica tanto venduti è una palla”. Io ho scritto: “mai l’accesso al libro è stato economico come nei regimi comunisti”. Dov’è che ho adoperato la parola: vendere?
Peraltro, effettivamente i libri degli autori “di regime” non si vendevano o si vendevano poco (al punto che, come tu dici, dovevano regalarli): ma i classici, appunto perché economicissimi, venivano stampati in un quantità di copie mostruosa, e andavano molto bene anche in termini di vendite.
(chiosa: erano economicissimi in ogni senso, cioè carta e rilegature facevano pena, ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, temo)
effettivamente i paesi comunisti amavano moltissimo regalare libri, ne riversavano a valanghe anche qui: non c’è biblioteca civica torinese che non abbia qualche volume di discorsi di Ceausescu o di Enver Hoxa, noi alla biblioteca del dip. di storia ne abbiamo parecchi. sono edizioni di stato, rilegate in magnifica pelle rossa. anche Editori Riuniti vent’anni fa fece uscire un volume di Scritti Scelti di Ceausescu. sarebbe interessante, soprattutto per l’URSS, avere una tabella dei libri più stampati, quelli non stampati affatto, di quelli stampati clandestinamente.
A Praga c’è un notevole “museo delle edizioni clandestine”: vale a dire di quei libri che ai tempi del regime comunista erano proibiti, e che coraggiosi stampatori clandestini e amanti della letteratura facevano circolare illegalmente (con sistemi di un’ingegnosità impressionante: non scorderò mai il libro grande quanto un pollice con annessa lente di ingrandimento). A questo museo cmq vale la pena di dare un’occhiata anche solo per rendersi conto di quanta roba era proibita: proibito Fitzgerald, proibito in gran parte Faulkner, proibito De Sade, proibitissimo Voltaire salvo per certi libelli antireligiosi, e straproibita anche un sacco di roba di contemporanei cechi, tipo Egon Bondy e Jana Černá (della Černá è uscito per e/o un bel libro che val la pena di leggere, “In culo oggi no”). Una interessante disamina della situazione della stampa (sia legale che clandestina) degli anni ‘50 in Cecoslovacchia è in “Sole rosso su Praga”, edito da Bulzoni. Però non mi ricordo il nome dell’autore (e adesso non ho il libro a portata di mano).
Mi scuso con Malesi,
non intendevo dire che lui medesimo dicesse una palla,
piuttosto che era una leggenda la vendita smisurata dei libri in C.C.C.P.
Mario
off topic
non so se c’è già nel vostro sito, se è così fa lo stesso.
Gianrico Bezzato
Plays
Editrice Impressioni Grafiche
pp.108
www.eigeditrice.it
Come in una delle più misteriose canzoni di Bob Dylan, anche l’esordio di Gianrico Bezzato sulla lunga distanza di un romanzo (aveva già pubblicato parecchi racconti su diverse riviste e scritto canzoni per i Knot Toulouse) mette in scena una varietà picaresca di personaggi. Alimentata da una fantasia onirica, notturna e caleidoscopica e relegata in una riserva della provincia in Plays si muove, seguendo percorsi piuttosto imperscrutabili, una moltitudine di sbandati, outsider, disperati e tutta una serie di volti a cui la florida scrittura di Gianrico Bezzato rende giustizia. “Forse è meglio fare così, incrocio le braccia sul tavolo e ci appoggio la testa sopra. Magari sogno, magari ricordo tutta la storia. Forse alla fine della storia uscirò di qui. Fuori di me c’è tanta altra gente”, dice ad un certo punto uno dei protagonisti (perché nel sottile e ambiguo gioco di Plays sono tutti personaggi in cerca di autore) ed è un po’ il senso ultimo delle fantasmagorie tratteggiate da Gianrico Bezzato. Le storie e le genti sono là fuori confuse nel tran tran del mondo e non c’è altro, se non il sogno della scrittura, per raccontarle e per farle vivere. In attesa di sviluppi, che sicuramente non mancheranno
(Marco Denti)
Se qualcuno fosse interessato a una piccola roba scritta su Jana Cerna, nominata da davide malesi in un commento, può anche andare qui:
http://robertotossani.splinder.com/1091602833#2681627
ma come è stata fatta questa ricerca? no, perché a me nessuno mi ha mai intervistata, ma a spanne potrei dire che ho letto lo stesso numero di libri dell’anno scorso. quel che è vero è che magari ne ho “comprati” di più, perché prima di trasferirmi li prendevo in biblioteca.
quindi il fatto che magari ne siano stati venduti di più non è necessariamente indice di maggior lettura pro capite.
certo poi però che se fossi un sito di libri è chiaro che mi rallegrerei se si legge di più. anche su una rivista di pallavolo che leggevo tempo fa si rallegravano per l’aumento degli iscritti alla fipav.
poi però è chiaro che non necessariamente si condivide un interesse: l’anno scorso sono andata in vacanza con un’amica che si è divorata due libri gialli/fantapolitica in una settimana. credo che legga la stessa quantità di libri, suppergiù che leggo io in un anno, ma non è che poi per questo abbiamo un argomento in più da condividere.
lise (fu caramella)