Motorkyoto Nightmare
In cerca di un letto, ho bussato alla porta di una fattoria (ero molto, molto stanco, avevo camminato tantissimo). Ho detto: “Ehi, ehi, lì dentro, c’è nessuno in casa?”. Ero in piedi sui gradini e mi sentivo solo. Be’, è uscito fuori Antonio Moresco, mi ha piantato un fucile nella pancia e mi ha chiesto che ne pensavo dell’“emergenza di specie”.
Questo è un riassunto spiritoso della mia prima lettura di Uomini o struzzi?, che Moresco ha pubblicato su Il primo amore dopo aver registrato un “silenzio assordante” su La sproporzione. Sono due testi che parlano di problemi globali (tra pochi anni, dicono gli scienziati, la Terra sarà inabitabile) e cercano di mobilitare gli intellettuali perché contribuiscano a evitare l’auto-distruzione del genere umano.
Devo dire che invidio la combattività di Moresco e degli altri soci de Il primo amore, il loro saper parlare di argomenti planetari senza scherzare. In questo caso, poi, sono d’accordo con loro: che altro dovrebbero fare gli intellettuali oggi se non occuparsi di ecologia? Lo si può fare anche senza sembrare troppo buoni - qualche tempo fa ho letto Rushing to Paradise di Ballard (in italiano, Il paradiso del diavolo; chissà perché), un libro cattivissimo, soprattutto con gli ambientalisti.
Tuttavia, concordo anche con Stefano Zangrando (uno dei pochi ad aver risposto all’appello moreschiano) quando dice che la specie umana è molto presuntuosa se continua a credersi la specie dominante del pianeta; anch’io, a volte, sempre memore di Ballard (stavolta quello del Mondo sommerso), non sono molto fiero di far parte di questa specie: penso a rettili favolosi che tra qualche anno potrebbero tornare a reclamare la Terra; probabilmente, se la meriterebbero più di noi, insieme con gli insetti, gli animali perfetti - le zanzare particolarmente (dopo due estati ferraresi, mi sono convinto che sono esseri superiori).
Andrea Tullio Canobbio
no è che mi faceva tristezza vedere che non c’era neppure un commento…
Grazie, Andrea!
Ballard è una delle poche certezze della vita…
Lo è.
Altro che zanzare, Andrea sei tu l’essere superiore, perché riesci a scherzare. Sei una lenza, seppellisci tutto con la tua ironia nitidissima, mica una risata crassa. Bravo!
Senti, se davvero tra cinquant’anni la terra se ne va, ponendo di arrivarci vivi, caro Andrea, ci staresti ad aspettare la fine del mondo a casa tua? Io vorrei passare gli ultimi momenti sulle spalle di un gigante dello spirito (è esattamente il modo in cui ti vedo, e non solo perché sei spiritoso). Mentre soffochiamo mi solleverebbe sentirti raccontare una barzelletta sull’Inter (sempre che tu non sia interista). Oppure crepando disidratati tu potresti proporre l’imitazione degli antichi programmi Rai con Marzullo. Oppure ancora, mentre la febbre ci incenerisce e gli invitati nuotano nella stanza piena di diarrea e dolcetto rovesciato, ci canti la sigla di Daitarn III.
Allora, se sei d’accordo per fare il veglione di fine del mondo così, mi scrivi, eh? Ciao ciao.
Eh, ma voi pensate che eliminando il mio intervento, il pezzo di Canobbio diventi qualcosa di diverso da una cosa elegante, astratta e ironica su un problema cruciale?
Scusa Andrea, ho moderato i commenti solo ora: il tuo intervento ultrasarcastico non è stato eliminato. È vero, io so soltanto scherzare; non so come difendermi da questa accusa, e infatti non mi difendo.
Infatti non ti devi difendere, caro Cano, figuriamoci.
Anche perché, come potresti?, pochi giorni fa il Financial Times ha pubblicato un altro articolo sui costi che tra un po’ di anni dovremo sopportare. Ovviamente siamo tutti e due grandicelli e magari non li pagheremo noi. Li pagheranno certamente i figli.
Be’, non è detto: forse la tecnologia offrirà ai nostri figli delle tute distillanti alla Dune per idratarli sotto il sole ustionante; una nuova generazione di beni di consumo terrà in vita i privilegiati (non sto scherzando). Per il momento, da cittadino italiano, mi chiedo perché il nostro Paese sia costantemente in ritardo con la presentazione del piano nazionale di assegnazione:
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/06/1763&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=en
Tu sei aggiornato sulla questione? Che ne pensi?
Siamo in ritardo perché nessuno ci crede e quasi tutti ci fanno allegramente dello spirito sopra, (pseudo?) intellettuali compresi.
Eppure c’è sempre meno da ridere. Repubblica di qualcche giorno fa dedicava pagina due e tre al fenomeno, alle conseguenze, alle voci degli scienziati che studiano la cosa.
Ma anche senza leggere Repubblica abbiamo le cose sotto gli occhi. Dalle mie parti gli agricoltori si lamentano perché gli alberi fioriscono prima del tempo. Chi va a sciare trova erba e sassi. Ovviamente arriverà anche un po’ di freddo, ma che il clima si sia modificato mi pare evidente.
Quindi, Austria, Danimarca, Italia e Ungheria sarebbero in ritardo con la presentazione dei rispettivi piani nazionali di assegnazione perché gli intellettuali austriaci, danesi, italiani e ungheresi non stanno facendo il loro lavoro? Mah! Capisco che gli intellettuali, tramite i siti letterari, possano contribuire a diffondere informazioni su questi problemi, ma sono i politici a dover dare le indicazioni opportune (e, finalmente, i cittadini a doverle seguire). Copio e incollo dal sito del Ministero dell’Ambiente un comunicato stampa del 29 dicembre 2006:
Le misure prese dal governo italiano per soddisfare le richieste del protocollo di Kyoto sono soddisfacenti? Forse il semplice rimborso dell’abbonamento annuale ai mezzi pubblici non è un grande incentivo a non comprare un altro veicolo. Sulle altre misure, non saprei.
Quindi secondo te un intellettuale col suo lavoro può fare due cose:
1. scrivere pezzi ironici che sono nella sostanza (noiosi, vecchi, inutili) esercizi letterari;
2. elencare alla cazzo dei dati e peggio di una brochure del ministero.
Ma allora, spiegami una cosa: gli intellettuali a che servono?
Sì perché i giochi eleganti con le parole ti assicuro che alla gentre normale NON interessano, e per il resto se il tuo sapere serve a far “circolare informazioni” come quelle sopra, be’ siamo messi male.
Se tu leggi Gomorra (non puoi averlo letto altrimenti non avresti scritto quello che hai scritto qui) cosa trovi? un’immagine complessiva, potente, dettagliata, profonda, perché tocca anche l’immaginario, della camorra. Questo è quello che fa uno scrittore: rende visibile quello che non è visibile, che è frammentario, e i frammenti sono scollegati, non possiamo capire fino a dove si arriva.
Tu hai gli strumenti dell’immaginazione, della lingua, della congettura, con quelli devi lavorare, perché quelli li hai solo tu, NON I POLITICI. E’ con quelli che si arriva alla gente. E’ con quelli che tu puoi agire, puoi convincere le persone. Se no cosa scrivi a fare?
Guarda, nemmeno a farlo apposta, ecco quello che scrive Moresco oggi sul Primo amore:
“I giornali danno sì le informazioni, che però -private di una visione d’insieme e del contromovimento che occorrerebbe innescare per trovare una via d’uscita- finiscono per generare solo angoscia, frustrazione e impotenza. Chi detiene il comando (economico, politico, militare, tecnologico, religioso, mediatico…) si guarda bene dal permettere che appaia in tutta la sua evidenza questa drammatica non proporzionalità e di darle spazio e possibilità di esprimersi, raggiungere un numero più vasto di persone e incidere maggiormente, si limita a mostrare la propria sensibilità su questi temi aggiungendo magari ai propri programmi giaculatorie “ambientaliste” (orribile parola già di per sé riduttiva e castrante), come se questo bastasse a nascondere la sproporzione e a dare un segnale di inversione di rotta.”
Caro Andrea,
vorrei precisare due cose.
In primo luogo, no, non sono sicuro che un intellettuale debba usare l’ironia per parlare di tutto. Io lo faccio, ma, ripeto, è un mio limite personale (amo pazzamente le formule di attenuazione).
In secondo luogo, non ho elencato dei dati, li ho riportati: il testo in corpo ridotto è un comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente. L’ho riportato a beneficio dei lettori del blog, perché mi sembrava difficilmente consultabile (il 23 gennaio scorso, il collegamento al sito del Ministero era problematico). Per raggiungere una visione d’insieme, bisogna partire dal commento dei dati.
Ma noi mica siamo intellettuali.
Siamo entertainers.
Sì, noi facciamo letteratura di consumo. Certo, questo non vuol dire che rifiutiamo trattazioni importanti, ma non le affrontiamo come le affronterebbero Moresco e Saviano.
Che non siete intellettuali si era capito, ma da Canobbio mi aspettavo di più.
E comunque, senza offesa, se fate letteratura di consumo non dovreste sentirvi tanto bene, nel senso che non la consuma nessuno…
Mi dispiace di averti deluso, Andrea. Forse hai ragione, posso fare di più. E questo post è indubbiamente un po’ lezioso.