Sagre paesane
Per me, tifoso della Juventus e simpatizzante della Letteratura, questo fine settimana è all’insegna delle sagre paesane.
La prima è a Rimini, e Giulia Zonca sulla «Stampa» me la descrive con accenti vivissimi: la ressa, l’aria caramellosa, le piadine, il lungomare appiccicoso, la baraonda felliniana in attesa dell’attrazione principale: la Juve al suo debutto in Serie B. E il calcio in fondo è proprio questo: uno spettacolo sportivo con una sacralità da festa popolare.
La seconda è a Mantova, e si chiama Festivaletteratura; e stavolta è Paolo Fabbri sul «Manifesto» a mettere in luce l’aria sagrale, i momenti carnevaleschi di questo grande baraccone culturale.
Mentre Zonca si guarda bene dall’esprimere dissenso verso la sagra di Rimini, Fabbri, al contrario, bolla negativamente la trovata mantovana di “incontrare direttamente lo scrittore. L’io scrivente insomma che possa darvi virtualmente del tu, all’edicola o al ristorante” e, citando Calvino, auspica che gli autori si sottraggano a quest’esperienza narcisistica, in modo che le sagre letterarie come Mantova diventino “luoghi speculari dove gli autori vengono per fare smorfie, quanto basta ad impedire la consistenza della loro soggettività in carne e ossa”. Questa soluzione del problema non mi sembra persuasiva. Perché gli scrittori dovrebbero rifiutare la possibilità di affermare la propria soggettività in pubblico? Capisco che un tempo potessero parlare esclusivamente attraverso i propri scritti, ma attualmente mi sembra sciocco rinunciare a promuoverli attraverso interviste e letture dal vivo. Bisogna prendere atto che, in quest’epoca mediatica, gli scrittori sono degli emarginati, degli esseri bizzarri, delle attrazioni inconsuete e mostruose, che dovrebbero sentirsi a loro agio nei cartelloni delle fiere. È ora che escano dalle loro camerette, e che si portino al centro della piazza, con le loro idee sul mondo bene in testa, pronte a essere prese dai giovanotti del paese come i premi dell’Albero della Cuccagna.
Andrea Tullio Canobbio
Questa estate sono stato alla Festa della Birra di Larciano, paese vicino a dove sto, la serata conclusiva in cui era la ormai leggendaria Gara del Rutto. Al ristorante facevano cucina toscana e tedesca. La birra era buona. Anche lì, persone un po’ emarginate, i ruttatori, si sono portati sul palco (non al centro della piazza, ma su un lato, per essere meglio visibili) e hanno espulso tutto ciò che avevano dentro di fronte ad un microfono. Mi hanno poi detto, terminata la Gara, che questa edizione non era stata fra le più belle (nonostante un grandissimo con parrucca fucsia e occhiali scuri, di cui non ricordo il nome che aveva dato, si fosse esibito nell’alfabeto - con pure le lettere inglesi, x, y, w, j - detto con un solo, interminabile, rutto, tipo basso continuo, che in ogni caso non gli è servito a vincere niente, data la simpatia del pubblico presente per il più giovane della serata, un quindicenne dalle grandi potenzialità, che ha vinto) ma quel che volevo dire era altro. Se solo lo ricordassi, ah, se solo lo ricordassi. Ah, ecco. Dicevo, bisogna che queste persone, quasi emarginate, bizzarre, attrazioni inconsuete, trovino più spazio, ecco, esattamente come gli scrittori, i petomani, e i politici (quelli che fanno politica, e non i politicanti che vediamo ogni giorno).Ora smetto, sennò divento spam. ciao!-)
mi sono ricordato! si chiamava Ruttolo Meo. Mi sembrava giusto ricordarlo. ciao
“tifoso della Juventus e simpatizzante della letteratura” mi piace molto. D’ora in poi mi presenterò così…
Se fai colpo dimmelo, così la uso anch’io!
Ti dirò, credo che gli scrittori amino farsi leggere, un po’ meno ergersi a protagonisti di talk show dove si spaccia superficiale falsa cultura. Il programma mantovano mi ha intrigato comunque parecchio, mancavano i fondi necessari al viaggio e il tempo, che, come ben sai, non esiste. Non seguivo la Juve da un bel po’, adesso ho ripreso a fare il tifo come da ragazzino, odio le ingiustizie. A presto
Ciao Maxpotter. Naturalmente, non auguro a nessuno di incontrare uno scrittore vanesio e superficiale. Ma se lo scrittore è “profondo” e di buona cultura, può essere un’esperienza formativa. A presto e sempre forza Juve!